La fotografia di matrimonio anarchica: intervista al fotografo Daniele Muratore

05-12-2001 01:00 - Fonte: www.fotocomefare.com

Muoversi nell’ambito della fotografia di matrimoni non è facile, emergere ancora meno. La concorrenza è eccessiva, anche se non sempre è una concorrenza di buona qualità. E poi, diciamoci la verità, questo genere fotografico è altamente predisposto alla ripetitività, alla mancanza di verve. In quante occasioni ti sei annoiato mentre guardavi le fotografie di matrimonio di qualche conoscente? Per questo, quando incontro qualcuno che è in grado di affrontare il percorso del professionismo nella fotografia di matrimoni con eleganza, manifestando una forte impronta personale, resto colpita. Ho conosciuto Daniele alcuni anni fa, in occasione del matrimonio di un’amica, e i suoi scatti mi sono piaciuti tantissimo. Per questo motivo ho voluto intervistarlo, perché anche i lettori potessero imparare qualcosa dalle sue “lezioni”. Per me, lezioni di spontaneità, freschezza, ma anche di maturità professionale. In questo articolo curiosiamo nella professione di Daniele, ci lasciamo ispirare dalle sue foto, cerchiamo di scucirgli qualche segreto. E spendiamo alcune interessanti parole sull’importanza di restare “anarchici” in fotografia (continua a leggere per capire di cosa stiamo parlando). Ciao Daniele e grazie per avere accettato questa intervista. Per presentarti ai nostri lettori vorrei iniziare con una domanda semplice: quando e come è nato il tuo interesse per la fotografia? Ciao Eleonora, grazie a te per questa possibilità. Rispondo a questa domanda diretta, direttamente e senza giri di parole. Mio padre, essendo già a suo tempo un amatore di quest’arte, mi ha fin da piccolo messo in contatto con gli strumenti fotografici. Ho cominciato a fare le mie prime foto con una vecchia e affascinante Rolleiflex biottica. Vedere l’immagine riflessa e capovolta dal mirino a pozzetto per me era magico. Già da adolescente mi regalarono la mia prima reflex, una Yashica 108 multiprogram! Me la ricordo ancora: mi ...

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