Nell'Unione Europea la libertà del software si gioca tra FRAND e FLOSS

31-10-2010 16:00 - Fonte: www.ossblog.it
European Union

Quando parliamo di licenze e brevetti, spesso siamo abituati a immaginare il contesto legislativo statunitense. Gli Stati Uniti godono di una situazione molto favorevole dovuta al fatto che l’intera confederazione risponde a un unico parlamento. In Europa, invece, ogni Paese mantiene le proprie specificità legislative e sono in vigore entrambi i modelli occidentali del diritto (common e civil law). Una frammentazione che rende inevitabile l’adattamento degli standard alle leggi comunitarie e nazionali. Inoltre, la discussione parlamentare sull’aggiornamento del diritto ha ritmi più lenti e non è impositiva su tutto il territorio dell’Unione Europea. Analizzare in dettaglio la situazione non risulterebbe comunque esaustivo. Un esempio significativo dell’unicità del diritto comunitario è l’esistenza della European Union Public License (EUPL), una modifica europea della GPL che è stata prodotta nel 2007 e aggiornata fino al 2009. L’ultima revisione è considerata di fatto obsoleta e la EUPL è inutilizzabile: volendo essere pignoli, non ha mai avuto un grande successo tra sviluppatori di software e produttori di hardware. Ciò non risolve affatto i problemi d’inconsistenza della GPL nell’interpretazione da parte delle magistrature nazionali e comunitarie in Europa. Per fortuna il dibattito è tutt’altro che accantonato e allo studio ci sono delle soluzioni alternative. Florian Mueller ci aiuta a comprendere sia i benefici, sia i limiti di quanto sta accadendo. Dobbiamo partire da un presupposto: quali che siano le opinioni politiche di ognuno, il libero mercato non è il migliore dei contesti possibili per l’open source (e tanto meno lo è per il free software). Mueller cerca di spiegare come e perché sia possibile difendere le prerogative dell’iniziativa privata conciliandole con l’abolizione del sistema dei brevetti. Per farlo, parte dalla roadmap stilata in giugno per ...

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