Attesa: la luce è tutto – Come nasce una foto 22

18-04-2013 08:30 - Fonte: www.fotocomefare.com

  Cosa ci fa muovere per salire su un monte e portare a casa una foto? La salita è faticosa, sudi, sei carico perché hai sempre paura di non avere l’obbiettivo giusto al momento giusto; quando ti fermi stai un’ora al vento e cominci a gelare; hai trasportato sulla schiena il treppiede ( quello pesante perché se è troppo leggero sulla neve con il vento non serve a nulla), provi ad usarlo, le mani ti gelano, non sei mai riuscito ad imparare a lavorare senza guanti (sì, ci sono quelli moderni e leggeri, con il buchino sotto i polpastrelli… hai provato a stare sottozero per ore con i guanti “bucati”?); quando scendi è già buio e devi camminare alla luce della torcia.  Verrebbe da pensare che la cosa migliore è tornare in albergo e trovare una squisita accoglienza: traducendo, ti danno la cena anche alle dieci di sera! La verità è che salire, salire, salire per vedere cosa c’è al di là della cresta è qualcosa di atavico e stampato nel dna di ogni uomo. Qualcuno lo fa fisicamente, altri buttano questa energia nelle attività più disparate, ma tutti abbiamo la necessità di uscire da noi stessi e scoprire il mondo. Per il fotografo si aggiunge la gioia di condividere quello che trova. Ogni volta che sono davanti ad uno spettacolo della natura desidero fotografarlo per “giustificarmi”: voglio raccontare a mia moglie e ai miei ragazzi perché ho orari sempre contrari alla maggior parte delle persone, perché volontariamente mi procuro della fatica quando la norma è passare la vita a cercare di evitarla. Chi non ha provato non può capire. E’ un invito a consumare scarponi per fotografare. Non è una nota romantica ma un preciso consiglio tecnico. Se  non bastasse il mio parer: Joseph Koudelka, non uno dei tanti, dice che i piedi (usati per camminare molto… ovviamente!) sono il miglior strumento di un buon fotografo.  La sera di questo tramonto, giusto una settimana fa, mi trovo sul Monte Cavalbianco, nulla di “alpinistico” ...

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