Linux, ecco la differenza tra sudo e su

18-07-2016 11:03 - Fonte: www.chimerarevo.com

Se parliamo di server distribuiti o di servizi di hosting condiviso è difficilissimo che l’amministratore di rete permetta ai suoi clienti di avere l’accesso root alle macchine di cui usufruisce, se parliamo di home computing la situazione è piuttosto diversa. Che sia attraverso “sudo” o “su”, nell’ambito del computing casalingo basato su Linux c’è assolutamente bisogno, almeno una volta al giorno, di elevarsi a superutente per eseguire determinati tipi di operazioni, dalla semplice installazione di un programma agli aggiornamenti cumulativi di sistema, passando per le impostazioni o per la modifica manuale dei file di configurazione. D’altra parte avere privilegi di “root” o di “superutente” o in qualunque altro modo vogliate chiamarli è fondamentale se il computer dal quale stiamo operando è di nostra proprietà: ci permette di fare qualsiasi cosa, buona o cattiva che sia, ed i meccanismi di sicurezza del sistema operativo non potranno nulla contro le nostre scelte. In cinque parole: we’ve got the power. Al di là dell’importanza del root nei sistemi Linux-based, domanda ricorrente tra gli utenti riguarda la differenza tra sudo e su, ovvero quella tra le modalità di accesso a privilegi elevati – di fatto i massimi, a livello utente, disponibili sul sistema.  Al contrario di quanto si possa pensare la risposta non è ovvia nè semplice: prendendo ad esempio la distribuzione Ubuntu si potrebbe rispondere che sudo e su sono la stessa cosa: entrambi permettono di ottenere privilegi di root. Si potrebbe, infatti, poiché all’atto pratico non è affatto così. I due comandi sono profondamente differenti e la differenza tra sudo e su, semplicemente, c’è. Differenza tra sudo e su in Linux Il comando su Il comando su serve praticamente per “diventare” un altro utente ereditandone identificativo, identificativo del gruppo, ...

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